Hanno battezzato “GEN&RARE” lo studio, che la Fondazione IRCCS Policlinico Agostino Gemelli, condurrà su 1.500 persone con malattie rare, tra quelle seguite all’Ospedale romano nell’arco dell’anno corrente. Obiettivo dello studio è potenziare la diagnostica molecolare nel contesto delle malattie rare, grazie ad una profilazione genomica di pazienti che ne sono colpiti. Nel nostro Paese vivono circa 2 milioni di persone affette da una malattia rara, termine che, come è noto, racchiude una serie di condizioni molto eterogenee dal punto di vista clinico, alcune delle quali a elevato rischio di disabilità e con elevati bisogni socio-sanitari. Ad accomunarle sono la difficoltà di arrivare a una diagnosi (la latenza media è di 4-5 anni), la necessità di una presa in carico multidisciplinare, la cronicità e spesso l’assenza di una terapia mirata. Fino al 70-80% delle malattie rare potrebbe riconoscere un’eziologia genetica, ma le conoscenze in questo campo sono ancora limitate. Ed è proprio per comprendere meglio i meccanismi genetici alla base di molte di queste malattie che la Fondazione ha deciso di avviare lo studio,
“Al Gemelli - – ricorda il professor Giuseppe Zampino, tra i cui molteplici incarichi di docente, ricopre anche l’incarico di Coordinatore delle Unità di Malattie Rare della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e componente del Tavolo Tecnico Regionale e Ministeriale per le malattie rare - ci sono 19 unità operative” registrate come centri di riferimento regionali per malattie rare, 16 delle quali accreditate come centri European Reference Network (ERN). Con la creazione della facility di Genomica (UOSD Diagnostica Molecolare e Genomica, spiega ancora il professore, sono stati ampliati e potenziati i servizi di diagnostica molecolare già attivi nella stessa UOSD e nella UOC di Genetica Medica. “Abbiamo insomma aggiunto al percorso diagnostico-terapeutico delle malattie rare, la possibilità di fare una diagnostica molecolare completa e ‘in-house’, un tassello che ancora mancava”.
L’obiettivo principale del progetto – spiegano i responsabili - è di dimostrare che attraverso la whole exome sequencing (che rappresenta a oggi il test più completo e complesso perché consiste nel sequenziamento di tutto l’esoma), si possa ampliare la caratterizzazione genetica di queste malattie, riducendo i tempi della diagnosi. In questo progetto infatti non ci limiteremo a fare l’analisi di un pannello ristretto di geni, ma analizzeremo tutto l’esoma. Tra gli obiettivi secondari di questo progetto c’è l’identificazione di nuovi geni di malattia, di potenziali geni modificatori o modulatori del fenotipo, di potenziali double trouble (un paziente con una malattia rara potrebbe anche essere portatore di un gene responsabile di un’altra malattia, predisponente a una neoplasia, ad esempio). La whole exome sequencing insomma, oltre a identificare il gene della malattia rara, potrebbe portare anche alla diagnosi precoce di una condizione predisponente a una neoplasia; questo ci consentirebbe di mettere in atto un idoneo protocollo di prevenzione e personalizzazione del percorso assistenziale. Il progetto potrebbe anche portare a una traslazionalità terapeutica; ad esempio, un farmaco utilizzato in un certo contesto (come in oncologia), potrebbe essere riposizionato in quello delle malattie rare. La whole exome sequencing equivale in ambito diagnostico a leggere tutto il libro, anziché un singolo capitolo del nostro genoma.