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Fanalino di coda tra i grandi d’Europa

Le lamentele di chi denuncia uno scarsissimo finanziamento della sanità nel nostro Paese sono molto più realistiche di quanti continuano a pensare invece che in Italia si investe in sanità sempre di più. È forse bene ricordare che mettere più soldi non significa assolutamente coprire il costante aumento dei costi di qualsiasi tipo di bene sia commerciabile. Anzi si rende ancora più evidente lo squilibrio tra finanziamento e costi. Tanto è vero che misurato in termini di PIL ci si rende conto che siamo sotto i minimi termini e si perdono sempre più punti PIL. E l’Italia della sanità pubblica continua a sfigurare anche nel confronto con gli altri paesi europei, poiché proclama un impegno economico ma che resta sempre più al di sotto della media delle nazioni più sviluppate dell'Unione Europea. Il recente rapporto del CREA sulla spesa sanitaria, nel 2022, certifica infatti che a fronte di un finanziamento pubblico della sanità italiana che rappresentava il 6,7% del Prodotto interno lordo (Pil) nazionale, si registra un gap in aumento rispetto alla media dei paesi dell’Ue che si attesta al 9,3%. È vero che il fabbisogno sanitario nazionale standard, cui concorre lo Stato ha raggiunto i 126 miliardi di euro nel 2022, con un incremento medio annuo dell'1,9% nell'ultimo decennio. Ma è anche vero che il finanziamento effettivo non ha coperto i buchi e anzi ha fatto si che il gap rispetto ai paesi Ue più avanzati sia aumentato, passando da un differenziale di 1 punto percentuale nel 2000 a 2,6 punti percentuali nel 2022. Senza poi considerare l’innaturale disparità di finanziamento della salute da regione e regione. L'Emilia-Romagna guida la classifica con il finanziamento pro capite più elevato, mentre la Sicilia si trova in fondo. Lo scarto assoluto tra queste due regioni è di 236,6 euro, pari all'11,5%. Nel 2022, il 76,3% della spesa sanitaria totale in Italia è stata coperta dal settore pubblico, una leggera diminuzione rispetto all'anno precedente. Il restante 23,7% è stato finanziato privatamente. La Lombardia ha registrato la quota più alta di spesa privata (28,7%), mentre la Puglia la più bassa (17,9%).

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